I Bambini Subbuteo

Li ho visti anch’io il procuratore che guarda con la lista dei bambini in mano, l’osservatore che fa scouting, i genitori che gridano come ossessi e più in là il responsabile della scuola calcio della squadra importante. Tutti intorno al rettangolo verde, loro dentro, tra le linee bianche e la rete. Noi fuori, aggrappati, emozionati, silenziosi e urlanti, a guardare la partita dei nostri figli, come ogni sabato. Periferia del mondo, scuola calcio affiliata con il nome famoso, neuroni specchio attivati.
Ho visto loro e ho visto noi. Poi i mister, i dirigenti, le segretarie, i responsabili del magazzino, gli allenatori dei portieri, i fisioterapisti. Ho guardato a lungo, in più scuole calcio, nei camp estivi e a differenti livelli di agonismo, un fratello, un cugino, un nipote, un fidanzato, diversi amici e un figlio. Ho guardato con entusiasmo e passione. Ho visto fragilità e forza, dolori e ferite, passioni allegre e tristi. In nome del calcio, ho assistito a qualunque cosa. Ho cercato di prendere le distanze, di razionalizzare, ho studiato, ascoltato, chiesto. Mi sono sottratta, ho dovuto ritornare.
Al bordo, intendo.
Ho accompagnato, sorretto, consolato. Ho esultato, mi sono emozionata (molto). Ho trovato amicizie importanti, ho perso amicizie importanti. Ne ho scritto e ne sto (ancora) scrivendo. Ho compreso, forse raramente, capito. Sono stata zittita, contrastata, lasciata sola. Ho avuto alleati, stupori e folgorazioni. Ho provato persino a giocare. In difesa ma poi anche in attacco. Ho anche segnato.
Tra gli incontri che restano Felice Accame e, nella sua libreria di Milano, Luca Vargiu. Uno strano procuratore di calcio, ancora in tempo per cambiare mestiere. Strano proprio per questo, perché è stato capace di mettersi in discussione, con le sue modalità da “pallonaro”, senza perdere l’entusiasmo per questo meraviglioso sport e senza dimenticare mai che per i bambini il calcio è un gioco, maledettamente serio e proprio per questo da rispettare.
Conversiamo spesso io e lui (non a tutti i maschi piace condividere la passione del calcio con una femmina) e, se non mi ha ripetutamente mentito, alcune cose lui non le fa. Altre le ha fatte e forse questo libro gli è servito per prenderne le giuste distanze. Lo dico sempre, la scrittura fa bene e a volte è l’unico modo che abbiamo per esorcizzare la vita.
Per questo quando Luca mi ha chiesto un mio contributo al suo scritto, gli ho proposto di pubblicare uno degli esercizi più efficaci di scrittura pseudo collettiva realizzato durante le lunghe e faticose attese al bordo, la sintesi di un momento condiviso da un gruppo di mamme catapultate in un luogo altro, che si sta candidando a diventare un vero e proprio non luogo (vedi alla voce Marc Augé), dove le regole sono complesse e spesso surreali.
Eravamo in tante (lo siamo ancora), deluse, dolorosamente impotenti, intrappolate nei nodi di Ronald Laing (Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non giocare a un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare, infrangerò le regole e mi puniranno. Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco) ma soprattutto, eravamo molto, molto arrabbiate.
Si stava verificando una mutazione in Erinni, qualche mamma, per la verità, ci è arrivata molto vicina, per questo mi parve d’obbligo una catarsi. (Il calcio smuove le emozioni, le amplifica e le rende assolute e non sempre, diciamo così, riconosce alle parole un ruolo determinante. La scrittura invece, mette a fuoco, recupera le distanze giuste, ristruttura il pensiero e dilata i campi di esistenza, Luca lo sa bene, perciò la sta praticando anche lui).

Post scriptum: comunque, devo dirlo per onestà intellettuale, dalle visioni angolari del bordo si vedono anche spettacoli meravigliosi. Allenatori speciali, bambini felici, palla che fa le capriole, gesti di un’eleganza assoluta, sorrisi indimenticabili.

Fatta questa necessaria premessa ecco il pezzo.

I BAMBINI SUBBUTEO

BAMBINISUBBUTEO

Versatili, capaci di eseguire gli esercizi, silenziosi, ubbidienti. Arrivano in orario, entrano in campo in fila per due, dicono sempre di sì. Mediamente alti, mediamente intelligenti, mediamente bravi. Possibilmente interscambiabili, in alternativa specializzati. Attaccati al palo dell’attacco, mai tirare dalla metà campo, guai se i calzettoni non sono quelli giusti.
I Bambini Subbuteo (BS per comodità) hanno circa otto anni e amano (ancora) il calcio. Vivono palla al piede. Sognano un futuro da football-star. I Bambini Subbuteo fanno la raccolta delle figurine. Mica solo quelle dei campioni, anche quelle di loro piccoli, del loro football-club, in modo che si abituino a ragionare in termini quantitativi: di questo album con 350 figurine di BS, se va bene, uno solo potrà farcela. Devo farli fuori tutti. La competizione è un valore.
Si allenano tanto, giocano poco. La disciplina impartita è quella della rinuncia, quella della riserva, quella della punizione, quella dell’insulto. Se ciò viene fatto con costanza il Mister raggiungerà risultati straordinari. Abbandoni dell’attività, depressioni infantili, spegnimento della passione.
Ma i Bambini Subbuteo devono essere pronti a tutto.
“Vedi di dimagrire, ciccione”, “Stai zitto che non capisci niente”, “Se provi a segnare da metà campo ti sostituisco”, “Sei scarso”. Che poi, per temprare il carattere, il Bambino Subbuteo viene sostituito anche se segna. Regola giapponese: non dar mai soddisfazione al BS, potrebbe approfittarsene.
Epperò se il Bambino Subbuteo ha un genitore incisivo, il Mister è disposto a modificare la propria visione. L’esercizio della pressione, del plagio e anche dell’aggressività da parte del genitore del BS sul proprio Mister, provoca spesso un piccolo vantaggio immediato alla prole, cinque minuti di partita in più, un insulto in meno, una convocazione con l’amico del cuore a sua scelta.
La preparazione del Mister è sempre ineccepibile. Anni e anni di scuola calcio, con esami, prove sotto sforzo, simulazioni su fantocci di BS. Affinamento delle tecniche di aggressività verbale durante le partite. Tutti i principi di tecnica e tattica a memoria. Lavagnette e cinesini.
Solo adeguatamente sotto pressione, meglio intensità, il Bambino Subbuteo renderà al meglio.
Non dare mai spiegazioni su niente al BS. Ci deve arrivare da solo.
Amministrare le punizioni senza spiegare il motivo e soprattutto senza dire che sono punizioni. Basta lasciarlo a casa e non convocarlo alle partite, piangerà e starà malissimo, è garantito. Ma vogliamo mettere che forza di carattere, che determinazione farà di lui un vero guerriero?
Retrocederlo dalla squadra A a quella B senza nemmeno informarlo, anzi, facendogli credere che sia una promozione funziona sempre. Questo sortirà un effetto infinito di gratitudine da parte del Bambino Subbuteo nei confronti del suo Mister. Egli lo adorerà e penserà ogni bene di lui purché il Mister sappia scaricare abilmente la responsabilità di ogni scelta su terzi. Siano essi altri allenatori anziani, dirigenti a vario titolo, portinai del centro sportivo o baristi. L’esempio che dovrà dare al Bambino Subbuteo è: negare l’evidenza e non prendersi mai alcuna responsabilità di niente. Non è mai colpa di qualcuno è sempre a cura di tutti.
Ogni tanto per temprare il carattere del BS e impartirgli la giusta dose di umiliazione, il Bambino Subbuteo andrà mandato a fare provini senza senso in squadre di livello maggiore. Saranno pomeriggi dove uscirà frustrato e provato, ma il suo carattere ne verrà rinforzato. O smetterà di giocare e a otto anni penserà di non valere niente, oppure continuerà nel suo club periferico pensando che in un branco di sordi (privi di orecchio assoluto) l’orbo sia re.
Un servizio di psicologhe da campo è offerto ai Mister dei Bambini Subbuteo. Spesso erogato dalle mamme, gratuitamente e (talvolta) con secondi fini.
I Mister infatti, sono esseri fragili, spezzati prima dell’esordio, inconsapevoli, quasi sempre non pagati e soprattutto profondamente soli.
Alla fine il Bambino Subbuteo cambierà sport. Al raggiungimento di questo risultato si arriva talvolta dopo anni e anni di vessazioni.
Ma si arriva. Statene certi.

di Elisabetta Bucciarelli

 

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