Dodici anni e un procuratore

Dodici anni con il procuratore?
E’ possibile?
Sì lo è. A Torino come a Roma, Milano, Palermo, Udine, Napoli o Lecce tanto per citare alcune piazze dove ne hai trovati diversi e dalle altre parti la situazione non è di certo differente. La ricerca del piccolo campione negli ultimi anni, è scesa sempre più in basso, andando a pescare nelle fasce d’età più piccole. Non è poi così strano infatti vedere osservatori, agenti, talent scout, intermediari, e altre persone dai nomi pallonari più fantasiosi possibili, bazzicare intorno ai piccoli baby calciatori, così come è altrettanto facile però vedere genitori che cercano proprio queste persone per il piccolo campione di casa.
Dodici anni. Non va bene, e su questo non ci piove, però purtroppo corrisponde alla realtà, a quello che accade con sempre più frequenza nel calcio giovanile. Guardiamo allora la questione anche da un altro punto di vista, perché se il ragazzino così piccolo è seguito da un procuratore e trova sistemazione oppure lo cerca per trovarne una migliore, significa che tutti hanno contribuito alla catena; procuratore (reale o tarocco o chi per lui), genitori e società.
Ecco che allora occorre analizzare tutto in modo diverso.
Iniziamo allora dalla categoria di cui faccio parte, quella degli agenti/procuratori che vanno alla ricerca dei piccoli talenti. Sono veri o sono falsi? I genitori lo verificano? Si informano su chi hanno davanti o basta semplicemente la migliore possibilità offerta a far passare in secondo piano questa piccola e non insignificante differenza?
E le società, controllano se alle spalle del ragazzo che viene proposto c’è un improvvisato o meno, o l’importante è che il “materiale umano” sia buono il giusto?
Ragioniamoci un po’ su, perché qui il problema è molto più ampio e le colpe sono da distribuire tra tutti quelli che, in modo diverso, devono tutelare il percorso di un ragazzino che gioca a pallone.

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Vogliamo affrontare seriamente il discorso? Allora facciamo tutti autocritica e non semplifichiamo – come d’abitudine nel mondo del calcio – la questione riducendola solo al problema procuratori. Perché se da una parte c’è chi si lamenta della loro presenza dietro ai bambini di dodici anni, dall’altra c’è chi li cerca con insistenza non solo per l’idea che siano necessari per fare carriera ma perché in alcune piazze è meglio averlo (soprattutto se amico della società) per lottare ad armi pari con gli altri nella scalata verso il traguardo finale. Senza dimenticare però, che da sempre le società si affidano non solo ai propri osservatori, ma ai procuratori anche per i piccoli calciatori e non è certo una rarità vedere un responsabile di un settore giovanile (ma anche un mister) suggerire il nome del procuratore giusto alle famiglie.
Regole e etica?
Delle prime non ne parlo a questo giro, se volete fate voi una ricerca per capire se c’è un regolamento da seguire, e se basta per arginare il problema, mentre sull’etica c’è poco da dire, dipende dalle persone e dalla loro testa sia che siano genitori, operatori di mercato o dirigenti.
Purtroppo però, a fare danni, c’è di mezzo il pallone.

 

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